venerdì 9 ottobre 2009

Susan MacWilliam "After Image" 2002



‘After Image’ delves into the bizarre and the extraordinary, exploring the myth that the last image seen before death is retained on the retina of the eye. ‘After Image’ uses film footage from Dario Argento’s obscure 1971 film ‘Four Flies on Grey Velvet’ (Italy) and ‘Los Muertos Hablan’ (Gabriel Soria, 1935, Mexico) alongside footage shot by the artist. During the late 19th and 20th centuries it was believed that the last image seen before death remained imprinted on the retina of the eye. This image was called an optogram and the art of photographing such an image, optography. The ‘Belief’ was validated by advancements in photography and scientific experiments carried out in Germany during the 1870s.

Eraserhead - in heaven everything is fine

mercoledì 7 ottobre 2009

lunedì 5 ottobre 2009

lunedì 28 settembre 2009

Salvador Dali on "What's My Line?" 1950

Alice Guareschi "Era già lì, ben prima dell'inizio e dopo la fine, o viceversa" 2006

Neil Cummings and Marysia Lewandowska "Social Cinema" 2006






The Social Cinema project consists of a series of temporary cinemas, each installed for one night only into the existing urban fabric of the Biennale designated route between Exmouth Market and the Millennium Bridge. Films about, set in, or commenting on London and its architecture were stunningly projected upon the city itself.

At each location, buildings became screens, steps seating, and residents generously gave power, or loaned their houses as projection booths. The architectural fabric of the temporary cinemas was improvisery, playful and subtle; pallets borrowed from an adjacent market made temporary bleachers, plastic crates from local pubs and restaurants became seating, neighbours joined the audience, and volunteers with torches transformed into ushers. Social Cinema turned un-built spaces into auditoria and spectacularly intervened in neglected places around landmark buildings.

The film programme of the Social Cinema traced an evolution in the moving-image representation of everyday life. From the observer and observed of classic documentaries, to contemporary participation in those representations through mobile technologies, by people living and playing in London.

giovedì 24 settembre 2009

Sejla Kameric

Tra le ore 19 e le 19.30 di mercoledì 2 giugno 2002 l'artista bosniaca Sejla Kameric, con il patrocinio della Polizia Civile e Gendarmeria della Repubblica di San Marino e la Polizia Municipale del Comune di San Leo, ha fatto fisicamente chiudere per mezz'ora con delle transenne il confine di stato tra Confine (curazia del castello di Chiesanuova) e l'italiana San Leo come espressione artistica dal titolo Closing the border, welcome to the ancient land of freedom, all'interno del progetto sanmarinosarajevo, per denunciare la difficile situazione che, anche dopo la fine della guerra, devono sopportare i cittadini bosniaci per poter uscire dal proprio paese. È stato il primo confine di stato chiuso da un'artista e non dalle autorità competenti.

domenica 13 settembre 2009

"Katyn e la sana, consapevole libidine" di Valerio Evangelisti

di Valerio Evangelisti

Katyn.jpg[Da un paio d'anni collaboro a Nocturno, storico mensile dedicato al cinema di genere, con una rubrichetta. Mi sono fin qui astenuto dal riportare su Carmilla i miei interventi, per non danneggiare la rivista cartacea. Oggi faccio un'eccezione perché il film di cui parlo viene proiettato in questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia, dicono dietro pressioni dall'alto. Il ministro di cui nel pezzo non dico il nome si chiama Sandro Bondi, e si occupa (non ridete!) di cultura.]

Continuiamo a parlare di film bruttissimi. Li ho classificati in tre categorie principali, a seconda delle domande che suscitano nello spettatore: “Ma che roba è?” “Perché perdo tempo a guardare questa merda?” “Che cosa me ne frega di questa faccenda?”.

frecciabr.gif (continua a leggere "Katyn e la sana, consapevole libidine")

venerdì 11 settembre 2009

Joris Ivens "Pour le Mistral" 1966







The first described case of homosexual necrophilia in the mallard anas platyrhinchos


"on 5 June 1995 an adult male mallard (anas platyrhynchos) collided with the glass façade of the natuurhistorisch museum rotterdam and died. an other drake mallard raped the corpse almost continuously for 75 minutes. then the author disturbed the scene and secured the dead duck. dissection showed that the rape-victim indeed was of the male sex. It is concluded that the mallards were engaged in an ‘attempted rape flight’ that resulted in the first described case of homosexual necrophilia in the mallard."

Papua, scoperto il mondo perduto

Papua, scoperto il mondo perduto

RATTI grossi come cani, pesci che grugniscono e rane coloratissime: sembrano esseri viventi di un mondo alieno. E in qualche modo lo sono, visto che sono stati scoperti all' interno di un vulcano sommerso dalla vegetazione, il Monte Bosavi, nel cuore della foresta della Papua Nuova Guinea, sulle remote Southern Highlands. LE CREATURE, alcune delle quali totalmente sconosciute, sono state portate alla luce da una spedizione scientifica alla ricerca di "mondi perduti" che ha realizzato un documentario per la Bbc. Raggiungere quel luogo così lontano da ogni via di comunicazione è stato più che complesso, perché il vulcano, pur spento da oltre 200.000 anni, presenta pareti alte anche mille metri, dove una fitta v e g e t a z i o n e rende ancora più difficile l' arrampicata. Una volta scesi nel cratere i ricercatori hanno attivato una telecamera a raggi infrarossi in grado di rilevare il movimento di esseri viventi dal calore che emettono. E sono riusciti ad individuare un essere di medie dimensioni che in un primo momento è risultato impossibile identificare. Il cameraman Gordon Buchnan, non appena visionato il materiale, si è subito accorto di essere in presenza di un essere perlomeno poco conosciuto dalla comunità scientifica e così ha chiamato immediatamente sul posto Kristofer Helgen, dello Smithsonian National Museum of Natural History, il quale si è reso immediatamente conto dell' importanza della scoperta. Il ratto fino ad oggi sconosciuto è lungo 82 centimetri, pesa circa un chilogrammo e mezzo e non ha mostrato alcuna paura nei confronti degli uomini che lo hanno avvicinato. Sembra sia vegetariano, vive nelle cavità degli alberi o sottoterra ed il suo aspetto è molto meno ripugnate dei suoi colleghi di città. Insieme alle altre esotiche creature trovate in quel mondo perduto, il ratto vive a circa 1.000 metri di quota. Insieme sembrano formare una comunità che non esiste in nessun altro luogo della Terra. Il roditore possiede una folta pelliccia bruno-argentea che gli permette di sopravvivere in un ambiente estremamente umido e freddo, ovvero le condizioni presenti nel cratere del vulcano. Al momento è stato chiamato "Bosavi lanoso", anche se non gli è ancora stato riconosciuto un nome scientifico. Sembra appartenere al genere a cui appartengono anche altri ratti giganti scoperti nel 2007 sempre nel cuore della Papua Nuova Guinea. «E' senza dubbio uno dei più grossi individui di quel genere che vivono sul pianeta», ha spiegato Helgen. E' la prima volta che una spedizione scientifica entra nel cuore del cratere e sembra che al suo interno siano arrivate pochissime persone. I membri della tribù che vive più vicino ad esso, quella dei Kasua, hanno le loro case lontane dal vulcano, e nessuno ricorda esploratori che siano entrati nel cratere. La spedizione inglese ha messo in luce anche altri roditori che rispetto ai loro simili che vivono in altre regioni della Terra, hanno mostrato tutti di avere maggiori dimensioni. Le nuove specie scoperte sono circa una quarantina, alcune delle quali tuttavia, attendono ora una verifica ufficiale. Tra di esse un marsupiale, chiamato Bosavi Silky Cuscus, un geco del tutto sconosciuto, 16 specie di rane dai colori più diversi e 3 nuove specie di pesci, tra cui uno chiamato Henamo Grunter, che emette una sorta di grugnito da una piccola vescica. I ricercatori hanno anche trovato un rarissimo bruco ricoperto da una folta peluria, una specie di "insetto stecco" lungo come l' avambraccio di un uomo e vari altri insetti che attendono di essere classificati con precisione. «Nel cuore di quel "vulcano perduto" - ha detto Helgen - vive una comunità che è ancora tutta da scoprire».

domenica 6 settembre 2009

Peter Kubelka "The Invisible Cinema" 1970

The Invisible Cinema designed by Peter Kubelka
Anthology Film Archives
1970
Courtesy of Anthology Film Archives

William Wegman - The Hardly Boys

lunedì 24 agosto 2009

Pellegrino Ernetti - Cronovisore




Il cronovisore (o cronoscopio) è un ipotetico dispositivo in grado di captare e riprodurre immagini e suoni provenienti dal passato.

Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov pubblicò nel 1956 il racconto Il cronoscopio (The Dead Past) in cui era descritta questa tecnologia immaginaria.

L'ipotetica invenzione di un cronovisore è stata inoltre attribuita nei primi anni settanta a Pellegrino Ernetti (1925-1994), monaco benedettino, già conosciuto intorno agli anni quaranta come profondo esperto della musica antica e inoltre filosofo, laureato in fisica, appassionato di elettronica, nonché, per molti anni, esorcista ufficiale della diocesi di Venezia. Non esiste tuttavia alcuna prova concreta che sia mai stato realizzato un cronovisore e il dispositivo inventato da Ernetti non fu mai mostrato in pubblico.

sabato 15 agosto 2009

Otakar Švec "The Stalin Monument " 1955


The Monument was located on a huge concrete pedestal, which can still be visited in
Letná Park. It was the largest group statue in Europe, measuring 15.5 meters in height and 22 metres in length. The sculptor was Otakar Švec, who, under pressure from the government and secret police while receiving hate mail from Czech citizens, killed himself three weeks before the unveiling.

martedì 21 luglio 2009

lunedì 20 luglio 2009

Rossella Biscotti "La cinematografia è l'arma più forte" 2007


Site-specific intervention in the cinema of the Culturcentrum Strombeek, Strombeek (BE), 2007


The text
La cinematografia e' l'arma piu' forte has been projected in the cinema shortly before the beginning of each movie. The slogan is taken by a banner that Mussolini used to inaugurate the Italian film industry Cinecittà in 1937. It was a prelude to the possibility of using cinematographic media for Mussolini’s propaganda. This installation reflects on the risk of the political and economical investment into the cultural field.

Jack Hazan "A Bigger Splash" (1974)

Gianni Celati "Case Sparse. Visioni di Case che Crollano" (2003)

martedì 14 luglio 2009

Agostino Cornali "Le case vecchie scricchiolano"

Le case vecchie scricchiolano
Agostino Cornali

“è gente di Milano, scappano dal caldo”

mi svegliano alle quattro, cinque del mattino
quando salgono le scale
all’inizio dell’estate

sconosciuti che parlano del sangue,
di alleli in comune, parentele perdute
da prima della guerra

gli altri raccontano delle domeniche,
del cielo sopra San Donato
che sembra crollare sui palazzi

tornano ragazze
che mi son piaciute, ma sono già madri
e i miei compagni di scuola
si nascondono in bagno
a parlare di lavoro.

Allora non è vero, non è vero
che nessuno ritorna,
che sulle scale si incontra
soltanto chi parte

ma la casa è vuota,
è solo un sogno,
solo un rumore
che mi sveglia nella notte

OGGETTI SMARRITI Crisi della memoria nell'arte contemporanea

Il nostro è un mondo talmente pieno di memorie che inesorabilmente, per mancanza di spazio, vanno in gran parte perdute. A partire dalla modernità, questo è un problema che riguarda sia l’individuo che la società. Nella letteratura e nelle arti visive la memoria è quasi sempre associata allo spazio e alla figura particolare dell’archeologo. Un archeologo che lavora attraverso testi od opere d’arte che finiscono per somigliare ad oggetti smarriti.
Come aveva intuito il più grande cacciatore di fantasmi del 900, Sigmund Freud, la questione riguarda la geografia e l’identità (di chi sono questi oggetti?).
L’arte contemporanea non ha fornito risposte ma procedimenti e racconti essenziali per comprendere la trasformazione dell’idea stessa di memoria. Naturalmente la crisi della memoria, nelle sue forme convenzionali, ha origine nelle esperienze artistiche e sociali della modernità.
Il montaggio, la pratica del palinsesto, la smaterializzazione e l’utilizzazione di materiali d’uso comune o persino banali (lo stesso Benjamin collezionava e analizzava cartoline illustrate per le sue enciclopedie frammentarie), sono tutti processi legati ad una sorta di ricostruzione archeologica di uno spazio o di un corpo.
Se si eccettuano i rari monumenti pubblici in memoriam (tutti inesorabilmente votati alla discussione e alla controversia) le arti visive contemporanee sembrano essere tutte destinate a raccontare memorie differenti, ad occupare spazi vuoti o dismessi o a ripensare le pratiche scientifiche di conservazione museale o archiviazione (con particolare attenzione alle scienze naturali).
Il titolo del saggio scritto da Giovanni Iovane e Filipa Ramos nasce dalla memoria di 2 luoghi tipici della contemporaneità: l’ufficio degli oggetti smarriti (si pensi al gigantesco Bureau di Parigi, con migliaia di reperti) e il cartello Lost & Found che campeggia nella sala di ritiro bagagli di qualsiasi aeroporto che si rispetti. Una immagine e una metafora aderenti alla crisi della memoria nell’arte contemporanea.

sabato 11 luglio 2009

Greenland


KIMJONGILIA




KIMJONGILIA, The Flower of Kim Jong Il, is the first film to fully expose the disaster through a tapestry of defectors’stories,North Korean propaganda, and original performance. This feature documentary shows why the defectors fled, describes their hair-raising escapes, and recounts the dangers they face in China, hunted by Chinese as well as North Korean police. These refugees are from every walk of life, from child concentration camp inmates to an elite concert pianist. But their stories all speak of body-and-soul killing repression and paint a picture of a country so far off the rails it defies belief. Ultimately, these humble heroes are inspiring, for despite their suffering, they hold out hope for a better future.

lunedì 6 luglio 2009

Hans Schabus "Passagier" 2000


Pietro Consagra "Porta del Belice " 1981


Emilio Isgrò "Teoria della cancellatura"


Questa è la cancellatura. Una macchia che copre una parola, la separa dal mondo, la libera.
Quale è questa parola? Quale è il sinonimo? Quale la lingua?
Nessuno può dirlo. Nessuno può saperlo.
Io conoscevo questa parola, ma l’ho dimenticata.
Sono più di vent’anni – quasi venticinque, ormai – che pratico la cancellatura e la frequento con la passione di un monaco.
Perciò rimasi male, anzi malissimo, l’estate scorsa, quando i giornali di tutto il mondo riportarono la notizia che un cervello elettronico aveva cancellato per sempre, e per errore, il discorso di investitura che il candidato Mike Dukakis si preparava a leggere alla Convenzione democratica di Atlanta.
Perché il candidato riuscisse a parlare – informarono le agenzie – fu necessario ricostruire il testo in fretta e furia, sulla scorta di briciole di carta e appunti a matita freneticamente recuperati nel cesto anonimo dei rifiuti.
Ma non fu questo a impressionarmi. Preferii domandarmi, piuttosto, se era davvero possibile e lecito scambiare la cancellatura per un prodigio puramente e semplicemente elettronico, quasi si trattasse del Dna, della Tac o di un modestissimo volo su Marte.
Qui, per esempio, in questa immagine, il gioco si fa più difficile, più rischioso. Non è una parola – una soltanto, la più privilegiata – quella che scompare sotto l’inchiostro. Ma dieci, venti, centomila parole. Tutto un libro cancellato dalla misericordia. Cancellato per prevenire chi vorrebbe e potrebbe bruciarlo in un nuovo olocausto della memoria e della cultura.
Io conoscevo questo libro, ma l’ho dimenticato.
Non è stato un cervello elettronico a cancellarlo: né europeo né asiatico né americano.
È stata la mia mano infallibilmente guidata da una mente africana.
In questo libro non è facile leggere. Ma certamente non è proibito. Se si vuole, infatti, non è difficile cogliere sette parole tutte minuscole e tutte importanti:

capito sia che stesse accadendo un altro.

Emilio Isgrò "BRITISH" 1998

Emilio Isgrò "ROSSA ROUGE ROTE RED" 2002

venerdì 3 luglio 2009

Pietro Consagra " Ferro trasparente blu addio Cimabue" 1966


Ferro trasparente blu addio Cimabue
, 1966. Ferro dipinto, cm 63 x 48 x 3. Studio di Consagra, Roma, 1966. Foto U. Mulas.

Giuseppe Gabellone "untitled" 2007

Untitled
2007
Digital print
42x28cm
Courtesy Studio Guenzani